Articolo QuiTrento 18.07.2014

Obiettivo sulla Trento che verrà

La Trento della gente, quella delle relazioni umane, la Trento delle persone che questa città la vivono tutti i giorni. È questa la città che sarà raccontata, immortalata e mostrata all’interno dei tre lungometraggi e della mostra fotografica organizzata nel cuore del progetto “Le città visibili”. Un laboratorio che ha permesso a tanti ragazzi e ragazze di conoscersi, entrare in contatto fra di loro, di coltivare insomma quelle relazioni umane che sono al centro dello sviluppo non solo personale, del singolo individuo, ma anche di una intera comunità.

 

 

La Trento della gente, quella delle relazioni umane, la Trento delle persone che questa città la vivono tutti i giorni. È questa la città che sarà raccontata, immortalata e mostrata all’interno dei tre lungometraggi e della mostra fotografica organizzata nel cuore del progetto “Le città visibili”. Un laboratorio che ha permesso a tanti ragazzi e ragazze di conoscersi, entrare in contatto fra di loro, di coltivare insomma quelle relazioni umane che sono al centro dello sviluppo non solo personale, del singolo individuo, ma anche di una intera comunità. Troppo ghiotta era l’occasione dei casting per la scelta degli attori – tenuti nei giorni scorsi in quello splendido scorcio di città che è il Parco della Predara, in San Martino – per non andare da loro, da questi ragazzi, per capire come si vuole, si immagina, si pensa la città del futuro. Una Trento nella quale alla base di tante cose dovrebbero esserci proprio le relazioni umane, l’abbattimento di distanze ed orticelli per favorire l’incontro, lo scambio di esperienze. Alex ha 26 anni, è di Pergine, ha una passionaccia per il cinema e sua sarà la regia di una di queste opere, dedicata ai giovani che lasciano l’Italia per l’estero. E su questo punto, quello delle relazioni, batte parecchio. “Penso che Trento sia bellissima, è una città che offre tante cose, tante esperienze, un’ottima Università – dice -. Mi piacerebbe in futuro vedere una città con persone che puntino a conoscere gli altri. Ad incontrarsi anche solo per il piacere di incontrarsi, di parlare, di comunicare, senza aver bisogno di bere per stare insieme. Mi piacerebbe che il fenomeno aggregante sia la voglia di stare insieme e condividere passioni comuni con le altre persone. Sono le passioni e le relazioni umane a far crescere le cose. Dando occasioni di incontro si arricchiscono tutti”. Dello stesso parere anche Elena, 24 anni, nata e cresciuta nel capoluogo e reduce da un anno di Erasmus ad Istanbul. “Sento diversi ragazzi dire che a Trento non c’è niente – spiega – ma non capisco se non c’è quello che vogliono o non sappiano cosa vogliono. Tentativi di organizzare attività ed iniziative ce ne sono tante, mi chiedo se il problema sia la comunicazione, ovvero far sapere al grande pubblico tutto quello che si sta facendo in città, oppure sia la mancanza di interesse verso alcune iniziative. Secondo me sarebbe molto stimolante avere progetti che permettono questo, ovvero che permettono a persone diverse di incontrarsi sulla base di interessi comuni, di volontà comuni. E poi serve la voglia dei ragazzi di buttarsi, di non tentennare e di voler conoscere gli altri”. L’apatia, la solitudine, il rinchiudersi in casa sono alcune delle piaghe del nostro tempo. Qui il cinema, la fotografia e le arti in generale sono gli strumenti utilizzati non solo per raccontare quello che si ha dentro, quello che si ha da dire, ma anche raccontare e dire accanto ad altre persone che vogliano raccontare e dire. “In questo progetto – racconta Beatrice Segolini – conta più la strada fatta insieme del risultato finale. È un’iniziativa aperta anche a chi non ha esperienza, basta solo che abbiano voglia di fare. Io sono di Brescia, quando sono arrivata a Trento quattro anni fa mi sembrava una città abbastanza chiusa, poi col tempo ho conosciuto persone e luoghi speciali, mettendo qui anche un po’ delle mie radici. Mi piacerebbe che in futuro Trento assecondasse sempre più la spinta verso questo diventare terra di sperimentazione, è comprensibile che ci siano resistenze ai cambiamenti, ci sono ovunque, ma questo è un territorio nel quale sfruttando il flusso dei giovani che hanno voglia di fare, di impegnarsi, si possono creare cose che siano un bene per tutta la comunità”. “In questi corti – aggiunge Cecilia Muscatella, una delle responsabili del progetto – si parla molto di relazioni e della mancanza di interazione sociale. Saranno opere realizzate in diversi luoghi della città, dalle Albere a piazza Dante”. Chiacchierando con i ragazzi che si sono presentati ai casting per fare gli attori di idee così come di esigenze ne vengono fuori parecchie. Ma un tratto d’unione fra tutti i pensieri si nota. Ovvero questa grande voglia di abbattere steccati ed orticelli. “Facendo il mio esempio – ci racconta Martina – io ho una grande passione per il teatro e ci sono tante belle cose in questo senso. Ma non c’è ancora molta collaborazione fra le diverse realtà di questo mondo. Gente che ha idee buone ce n’è tanta, gente che ha voglia di fare anche, mettendosi in rete più realtà si potrebbero creare bellissimi eventi per tutta la comunità”. Insieme a lei due amici anch’essi aspiranti attori, Andrea e Sara, veronese, la quale aggiunge: “Trento ha tantissime cose valide, che potrebbero essere esportabili anche fuori dalla provincia, ma serve la collaborazione di tutti. Fuori dal Trentino, purtroppo, si sente parlare poco di Trento e questo è un peccato”. Da alcuni mesi, infine, Trento è anche la città di Martina, toscana, autrice di una delle sceneggiature, dedicata al Muse ed alle Albere viste con gli occhi di una favola. “Prima studiavo a Bologna, città molto diversa da Trento, grazie a questo progetto ho visto quanto qui ci sia voglia di fare. Mi piacerebbe che per realizzare sempre più eventi di questo genere in futuro la collaborazione fra realtà differenti, ed anche fra persone di età diverse, aumenti sempre di più”.

Questo progetto si chiama “Le città visibili” ed è un workshop video e fotografico che vuole riflettere sulla città. L’obiettivo è far raccontare ai giovani che hanno preso parte a questo percorso, organizzato dall’associazione Il gioco degli specchi, il proprio punto di vista sulla Trento di oggi e su come vorrebbero la Trento di domani, sfruttando linguaggi come il cinema e le fotografie. Ecco, allora, che ad aprile si è partiti con i laboratori per arrivare a scrivere i progetti che ora sono realizzati in queste settimane: tre cortometraggi ed un servizio fotografico realizzati grazie al supporto di diverse associazioni del territorio (come i volontari di strada ed il SocioCinema Trento) che vedranno la luce nell’autunno prossimo, terminata la fase di montaggio. Le riprese vanno in scena in questo mese di luglio e pochi giorni fa, al parco della Predara, si sono tenuti i casting per selezionare gli attori. Tutti i ragazzi coinvolti hanno meno di 30 anni.

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