#CasaGiano

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Ragionando, adesso, dico che sono ancora un po’ folle – parole e smorfie di Giovanni Manfrinato

Intervista a Giovanni nella sua casa, le parole di Antonio al funerale.

Giovedì 7 giugno

Oggi c’è stato il funerale di Giovanni.

Giovanni era quel tipo strano che ogni tanto fa capolino nelle nostre riprese, quello con il bastone e l’occhio guercio, quello (come lo ha ricordato Antonio) che assomiglia ad una gallina, con il pancione grande e le gambe sottili. Ma non solo; Giovanni, per noi, è stato il passepartout che ci ha aperto tutte le porte a Casa di Giano, che ci ha parlato senza filtri delle dipendenze e anche della malattia come si può raccontare di compagni di viaggio con cui hai condiviso quasi tutta la vita.

Le riprese sono iniziate da lui e con lui e sono finte, con grande rammarico, con la sua morte.
Siamo arrivati al cimitero con telecamera, cavalletto e molti dubbi sulla moralità di un gesto come quello di filmare un funerale; sarà irrispettoso? Quanto ci dovremo mettere lontani? Saranno d’accordo?
Che pensieri strani! Giovanni era una narciso, si divertiva davanti alla telecamera, si piaceva, si riguardava compiaciuto davanti allo schermo; forse allora, vedendoci filmare la sua bara che si allontanava lungo il viale, avrebbe dato un altro tiro di sigaretta e avrebbe ghignato in quel modo tutto suo.

vale

Vogliamo i soldi, o almeno una statuetta: l’alienazione dove meno te l’aspetti.

Giornata prolifica quella dell’11 maggio: la giornata del nostro primo litigio, anche se ben mascherato.

Siamo nella saletta con i divani e la televisione, stiamo aspettando che arrivino tutti per iniziare una nuova giornata di riprese. Arriva Massimo. Inizia a parlare a voce molto alta, sembra parecchio infervorato.

-“Ma insomma, questi qua del Progetto Cinema hanno iniziato a montare il film? Cosa stanno facendo ?”

Ecco, ci siamo. No, noi non abbiamo iniziato, ci ha colto in flagranza, siamo colpevoli. Cerco di capire se Massimo sta scherzando, come spesso succede, oppure se è davvero incazzato.

-”Ma vengo pagato per fare questo progetto? No perchè io ci metto la faccia, ho una dignità, non posso mica lavorare gratis.”

Si, probabilmente ora sta scherzando: di soldi (purtroppo) non se n’era mai parlato, neanche per noi “registi”. Il tono di voce di Massimo inizia a scendere, e continua a esagerare con le rivendicazioni, ora vuole un Tapiro o comunque una statuetta e la si butta in ridere, complici gli altri presenti che cercano di sdrammatizzare, me compreso. Ammetto però di aver avuto qualche attimo di terrore. Le parole di Massimo rivelano sicuramente un disagio, una frattura che si è venuta a creare, e che potrebbe portare a un “ammutinamento” del gruppo. Stiamo girando circa una volta a settimana da almeno quattro mesi e non abbiamo mai fatto vedere loro le riprese. Queste persone hanno recitato, hanno messo in scena alcune parti della vita in Comunità, anche momenti spiacevoli come la perquisizione o la requisizione delle sigarette. Non sono mancati i momenti divertenti ma in qualche modo si sono spogliate davanti alla videocamera, hanno rivissuto esperienze e dinamiche non facili. E noi non abbiamo mai dato loro l’opportunità di vedersi su uno schermo. Recitare non è facile, comporta sempre uno sforzo -che probabilmente noi non abbiamo capito- anche in un conteso iperprotetto come quello della Comunità. Questo sforzo è reso ancora più grande dal non rendersi conto di quello che si sta facendo, perchè non si è mai visto le riprese tutti insieme.

Si sta parlando, insomma, di alienazione.

È il colmo, penso. Partito da grandi principi (condivisione, orizzontalità, partecipazione) sono caduto nella vecchia trappola, alienando i miei “compagni e compagne” di lavoro. Proprietari, io e Valentina, dei mezzi di produzione (il nastro magnetico su cui sono incise le riprese), ci siamo appropriati del lavoro di tutti. Diventa facile prevedere allora che Massimo e colleghi non riuscivano più a capire cosa stavano facendo e perchè, cosa sarebbe uscito dai mesi di lavoro svolti insieme. Devo, a questo punto, ringraziare Massimo per aver espresso questo problema e, soprattutto, porgere le nostre scuse con tutte e tutti per il nostro grave errore. Abbiamo cercato di rimediare il venerdi successivo, portando vario materiale e guardandolo tutti insieme. Però Massimo se n’era già andato, è uscito dalla Comunità per andare in un appartamento più vicino a casa. Spero di rivederlo presto, con il film montato.

In ogni caso avevamo scelto di inserire questo momento di proto-ammutinamento nella scena del gruppo serale. Perchè l’alienazione è una brutta bestia: ci si può scherzare sopra ma va denunciata, nel sistema produttivo come nel cinema !

Questa la clip con la scena del gruppo serale (stiamo cercando in tutti i modi di rimediare, chè non ci si dia dei capitalisti).

Gabriele

Venerdì 11 maggio

Abbiamo quasi finito le riprese.

E da qualche settimana abbiamo iniziato a guardare la montagna di miniDV che ingombra il cassetto di Gabri. Il progetto è cominciato in inverno e sta finendo alle porte dell’estate: e su questo nessuna meraviglia, tutto da programma. Siamo saliti a Santa Massenza con sciarpe e guanti e ne stiamo tornando con magliette e pantaloncini. Quello che forse non avevamo previsto è che assieme ai vestiti piano piano ci siamo spogliati di qualsiasi aspettativa riguardo il progetto finito, il film. Abbiamo filmato un bel po’ di roba inutile, ma progressivamente meno con il passare delle settimane; stiamo imparando facendo, e la trovo una cosa molto bella. È stato un percorso in salita, non nel senso di faticoso, ma migliorativo; ora, non dico che siamo arrivati in vetta, però la pianura è un po’ più lontana.

Formare significa “fare”, ma un tal fare che, mentre fa, inventa il modo di fare

Questi ultimi venerdì sono stati davvero gratificanti: finalmente siamo riusciti a preparare insieme le scene. Abbiamo fatto i sopralluoghi con le persone che abitano a Giano, discusso del momento che andavamo a girare, addirittura scritto quelle che potremmo definire battute, fatto delle prove. Che dire, ne siamo molto contenti.

vale

Il cinema deve andare ovunque – Articolo per Cts

Pubblichiamo di seguito un articolo sul nostro progetto che abbiamo scritto per CTSNotizie, il giornalino dell’associazione che gestisce la comunità La Casa di Giano. Attenzione perchè è pretenzioso: si cita Godard e si teorizza il cinema come diritto.

L’interno numero [1/2012] lo si può sfogliare qui.

“Il cinema deve andare ovunque.

Bisogna fare la lista dei posti dove non c’è ancora e farcelo arrivare.”

Jean-Luc Godard

Il cinema –o qualcosa che gli somiglia- è sbarcato a Casa di Giano in gennaio. Da allora vaga curioso per le sue stanze, in cucina e negli uffici, nei corridoi e in lavanderia, dalla vigna fin su al recinto delle capre. È un cinema ancora incerto e schivo, ma senza paure. Si aggira per la Comunità, cauto come un cucciolo che esplora per la prima volta il suo territorio.

Finora sono stati girati centinaia di film che hanno come oggetto una Comunità, o la tossicodipendenza, l’alcolismo o l’HIV. Ma in quanti film la stessa Comunità è il soggetto? Noi abbiamo deciso di fare di tutto per evitare uno sguardo sulla Comunità che provenga dall’alto. Cioè non fare un film “sulla” Comunità, ma farlo “insieme”. Evitare pregiudizi, o perlomeno non nasconderli. Evitare “etichettamenti” e stigmatizzazioni, per usare un lessico più sociologico. Vogliamo coinvolgere, far partecipare al progetto in modo attivo le persone che ruotano attorno a Casa di Giano. Cercare la strada per arrivare a un documentario che provenga davvero “dal basso”, da persone magari estranee al mestiere cinematografico, perché portino una boccata di aria fresca.

Crediamo che questo significhi portare il cinema nei luoghi dove non c’è ancora. Il cinema diventa così elemento di emancipazione, una possibilità di esprimersi che deve essere riconosciuta a tutte e tutti come un diritto. Guardare in faccia la videocamera, a testa alta, e dire ciò che si desidera non è voyeurismo o violazione della privacy, ma un diritto da rivendicare, soprattutto da parte di chi è stato messo in un angolo dalla società.

Questo è uno dei due capisaldi del nostro progetto. L’altro è la recitazione del proprio ruolo sociale nella Comunità. La difficoltà a distinguere tra ospite e operatore e la relatività di questi ruoli. Per questo abbiamo inventato delle scene di fiction in cui gli ospiti sono protagonisti di scene corali, non più solo comparse che raccontano (o interpretano) loro stesse. Tutto questo è diventato molto più stimolante, sia per noi che per le persone che vivono nella Comunità: gli incontri che precedono le riprese non sono più dei momenti in cui viene spiegato, da noi, il programma della giornata, ma sono sbocciati in veri e propri confronti, durante i quali gli ospiti avanzano idee e si entusiasmano per il gioco più divertente che ci sia: quello cioè di fingere, almeno per qualche minuto, di essere qualcun altro, e di stereotipare o giocare con questo personaggio che in realtà tanto inventato non è.

Fare un film nel film -fingere che siano gli ospiti della comunità a fare un film su di loro- mescolando e giocando con i ruoli all’interno della Comunità crediamo quindi sia il modo migliore per trattare questi temi alla luce delle nostre considerazioni.

Gabriele e Valentina

Quattro numeri spelacchiati – Piccola analisi di classe degli utenti

Per capire qualcosa di più della Comunità “La Casa di Giano” crediamo sia utile indagare le caratteristiche sociali dell’utenza. Le caratteristiche prese in considerazione saranno: età, genere, nazionalità, titolo di studio, condizione professionale, status civile. Si deve tenere conto, inoltre, di altre due variabili: tipo di problematica -alcool, tossicodipendenza e/o problemi di tipo psichiatrico- e esito del percorso terapeutico. L’esito viene diviso in: interruzione del percorso -che può avvenire per “fuga”, “allontanamento” o “dimissione concordata”- e conclusione del percorso –che può avvenire per “passaggio in appartamento protetto”, “dimissione concordata” o “fine del programma”.

Problemi metodologici - I dati sono presi dalle Relazioni terapeutiche annuali stese dal Cts riguardo a La Casa di Giano del 2007 e del 2008 e riguardano in totale 49 persone. Risulta difficile la comparazione tra gli utenti che provengono da Sert, Alcologia e Psichiatria per la diversità delle problematiche e la diversità nel trattamento terapeutico. Inoltre ci sono incongruenze nella raccolta dati (nel 2008 ad esempio non è stata rilevata la variabile “occupazione professionale”) e sono dati che coprono due anni di grande cambiamento per la comunità Casa di Giano, che ha cambiato luogo e ha strutturato meglio la propria offerta, dividendosi in Comunità Accoglienza e Comunità Terapeutica, aumentando il numero di ospiti. Precisiamo che tali statistiche non crediamo siano generalizzabili al resto delle Comunità terapeutiche in Italia.

Sono, insomma, dati da prendere con le proverbiali pinze. Le tabelle con i dati, essendo un po’ noiosette, le trovate alla fine della parte discorsiva, che invece è molto divertente.

Profilo dell’utente tipico: uomo, tra i 36 e 45 anni, celibe, con titolo di studio Media Inferiore, disoccupato, senza figli, italiano, che interrompe il proprio percorso terapeutico con “dimissione concordata”. Nel 2008 il tempo medio di permanenza tra gli utenti è stato di 94 giorni. Chi è rimasto meno sono i provenienti dal Servizio Psichiatria, in media 65 giorni , mentre chi è rimasto di più sono i provenienti dall’Alcologia, in media 110 giorni.  Nel 2007 nessun utente ha concluso il percorso terapeutico, mentre nel 2008 11 utenti hanno concluso il percorso: 9 con “dimissione concordata” e 2 passando in “appartamento protetto” a Trento.

Ci sembra d’aiuto citare, a commento di tali dati, questa frase presente nella relazione annuale 2007 stesa dal Cts:

In riferimento a ciò va anche considerata la difficoltà relativa alla possibilità di un inserimento lavorativo nelle cooperative sociali [...] del territorio. Infatti molto spesso ci si trova a fronteggiare lunghe liste d’attesa e l’impossibilità di un effettivo inserimento, data la carenza di posti disponibili. Questo spesso diventa uno dei possibili elementi di interruzione dei percorsi terapeutici in quanto gli utenti non sentono di avere certezze rispetto a prospettive future (abitative e lavorative).

Conclusioni – Crediamo che tali dati siano utili per descrivere l’utenza della Comunità, per capire meglio a chi ci si riferisce quando si parla di “utenti”. Anche perché, ovviamente, a seconda delle caratteristiche anagrafiche, di titolo di studio, di genere, di percorso terapeutico, variano i bisogni da soddisfare, le aspettative, il trattamento psicologico/psichiatrico e farmaceutico, le attività lavorative da svolgere. Anche il nostro progetto è stato, senza dubbio, influenzato dalle variabili prese in considerazione.

Non crediamo però che i dati esaminati siano utili per una valutazione dell’efficienza ed efficacia della Comunità e nemmeno siano sufficienti a spiegare l’alto numero di persone che abbandona la struttura prima della fine del proprio percorso. Sono dati, infatti, che si basano su un campione limitato (49 persone) e coprono solo due anni particolari, segnati da un cambiamento nell’organizzazione della Comunità. Speriamo di poter continuare presto l’analisi con i dati degli anni successivi, e magari ampliare l’orizzonte ad altre strutture simili in Italia.

TABELLE

2007

19 soggetti sono transitati per la struttura: 9 hanno iniziato il proprio percorso terapeutico in questo anno, 10 erano presenti dagli anni passati.

VARIABILE FREQUENZA
Genere 84% uomini                                                            16% donne
Età 53% tra 36 e 45 anni                                               32% oltre 45 anni                                                         15 % meno di 36 anni
Titolo di studio 79% Media inferiore                                                  16% Media superiore                                                   5% Elementare
Condizione professionale (antecedente all’entrata nella struttura) 89% Disoccupato                                                        11% Occupato stabilmente
Status civile 63% Celibe-nubile                                                     21 % Separato o divorziato                                       16% Coniugato
Genitorialità 63% Senza figli                                                         37% COn figli
Nazionalità 100% Italiani
Provenienza 42 % Alcologia                                                       32% Psichiatria                                                           16 % Sert                                                                10 % Alcologia e Psichiatria
TIPOLOGIA UTENTI TEMPO MEDIO PERMANENZA IN GIORNI
Inviati dal Sert 40.6
Inviati dal Servizio Alcologia 164.75
Inviati dal Servizio Psichiatria 172
Inviati congiuntamente dal Servizio Alcologia e Psichiatria 161
Totale utenti entrati nel 2007 44.67
Totale utenti entrati prima del 2007 239.20
ESITO PERCORSO TERAPEUTICO MOTIVO                       NUMERO UTENTI
Interrotto Fuga 0
Allontanamento 0
Dimissione concordata 11
Concluso Passaggio appartamento protetto 0
Dimissione concordata 0
Fine programma 0

2008

Per il 2008 useremo i dati relativi agli utenti passati per la fase dell’Accoglienza (in totale  46)  e non quelli che già erano nella fase Comunità, troppo pochi per poter essere considerati rilevanti (13 utenti).

In totale 46 utenti: 30 entrati nella struttura nel 2008, 16 presenti dagli anni passati (che quindi rientrano in una parte dei dati del 2007).

VARIABILE FREQUENZA
Genere 74% uomini                                                            26% donne
Età 35% tra 36 e 45 anni                                                 33% oltre 45 anni                                                     32 % meno di 36 anni
Titolo di studio 55% Media inferiore                                                 17% Professionale                                                   17% Elementari                                                        11 % Media superiore
Condizione professionale (antecedente all’entrata nella struttura) Non rilevata
Status civile 67% Celibe-nubile                                                     17 % Separato o divorziato                                       13% Coniugato                                                       3% Vedovo
Genitorialità 70% Senza figli                                                       30% Con figli
Nazionalità 100% Italiani
Provenienza 30 % Alcologia                                                             30% Sert                                                                    24% Alcologia + Psichiatria                                         9% Psichiatria                                                            7% Altro
TIPOLOGIA UTENTI TEMPO MEDIO PERMANENZA IN GIORNI
Inviati dal Sert 88
Inviati dal Servizio Alcologia 110
Inviati dal Servizio Psichiatria 65
Inviati congiuntamente dal Servizio Alcologia e Psichiatria 68
Totale utenti entrati nel 2008 85
Totale utenti entrati prima del 2008 102
ESITO PERCORSO TERAPEUTICO MOTIVO NUMERO UTENTI
Interrotto Fuga 0
Allontanamento 1
Dimissione concordata 23
Concluso Passaggio appartamento protetto 2
Dimissione concordata 9
Fine programma

g.

Venerdi 13 aprile

La domanda di oggi è stata ” Dove sarai tra cinque anni? “

Vogliamo proiettare questi strani personaggi che ruotano attorno alla Comunità nel futuro, mostrarli come soggetti che hanno sogni e progetti da realizzare, che non sono schiacciati nell’eterno presente della routine quotidiana, che in una Comunità è ancora più accentuata. Soggetti che a partire dalle proprie condizioni sociali, relazionali, lavorative provano razionalmente a costruirsi una strada che li soddisfa.  Inserire elementi di ottimismo nelle biografie e nella trama. Sperare che anche la “fuga” prematura dalla Comunità da parte di qualche ospite -cosa che ogni tanto succede- possa essere segnale di maturazione, di indipendenza piuttosto che segnale di una disfunzione di una istituzione.

Comunque proverei a ricapitolare:

Per chi ancora non l’avesse capito stiamo facendo un film con le persone di Casa di Giano, una comunità di accoglienza e terapeutica per soggetti dipedenti da sostanze e con disagio psichico, è gestita dal Centro Trentino di Solidarietà e si trova a Santa Massenza, provincia di Trento.

Sempre per chi non l’avesse ancora capito le parole chiave della frase precedente sono “con” e “persone”.

CON perchè il nostro progetto parte proprio dal presupposto di fare un lavoro il più orizzontale possibile; non vogliamo fare un film “su” gli ospiti e le ospiti della comunità ma insieme a loro; E’ una bella cosa da dire, ma è difficilissima da mettere in pratica. Questo principio ci aiuta nella scelta delle inquadrature e ci guiderà nel montaggio.

PERSONE perchè non faremo distinzione tra Ospiti e Operatori. Non tanto per una questione morale o etica (tutte le persone sono uguali, e altre menate simili), ma perchè non riusciamo proprio a distinguerli. Ci sbagliamo continuamente e allora, per essere sicuri di non fare grossolani errori, abbiamo deciso di evitare etichette e lasciare tutti nell’incertezza. Questa è stata proprio la nostra prima impressione quando siamo arrivati per la prima volta alla Comunità. Eravamo seduti tutti in cerchio e ognuno si presentava raccontando un po’ di sè. In quella occasione, più di una volta, era impossibile capire chi fosse Operatore e chi Ospite. Insomma ci sembra molto interessante parlare di quanto sia difficile stabilire la linea di demarcazione tra Sano e Malato, Normale e Anormale, della vita in perenne equilibrio, in continua oscillazione tra le due parti.

“Prova a camminare su questo rasoio
senza cadere dentro il mattatoio
prova a camminare su questo rasoio
a uscire vivo da `sto pazzatoio”

Tre Allegri Ragazzi Morti, Rasoio Mattatoio Pazzatoio

Per oggi è abbastanza, scusate i numerosi link ma ho appena imparato a metterli

Gabriele

Venerdi 30 marzo

Quello che pensavo oggi è: come faremo a finire questo progetto ? Sarà dura capire quando dirci soddisfatti. Ogni volta che torniamo a Giano troviamo qualcosa di nuovo, ci sembra di aver scoperto un elemento nuovo da approfondire in futuro. E poi siamo tutti più coinvolti. Forse perchè abbiamo capito cosa stiamo facendo, cioè un film. E ogni volta che riusciamo a coinvolgere qualcuno di nuovo, lui ci insegna qualcosa di nuovo. Qualcosa che ci era sfuggito le altre volte. Che ci aiuta a capire cosa si prova a stare in una comunità, le sue strane regole e le dinamiche di una vita di gruppo piuttosto insolita. Quando potremo dire allora: ” Ok, il progetto è finito, bravi tutti, ci vediamo quando il film è montato ?”

Andiamo alla comunità da più di 3 mesi. Un giorno a settimana, per mezza giornata. Sono almeno quindici giorni. Stiamo accumulando miniDV in un cassetto, che spesso non riusciamo neanche a vedere. I nostri mezzi sono a cavallo di un cambio di tecnologia forse epocale. Le videocamere registrano su nastro magnetico. I computer lo disdegnano, supportano esclusivamente il digitale. Contraddizione che prima o poi supereremo.

Oggi abbiamo fatto la scena del casting. Eravamo nell’ufficio dei colloqui. Nessuno sapeva se stavamo facendo un colloquio per entrare nel film o un casting per entrare in comunità. Da tutta questa ambiguità ne è uscita una certa presa per il culo del cinema.

Gli ospiti sono venticinque. Alla faccia di chi ci diceva che in estate sarebbero andati via tutti. Per pranzo la dottoressa e altri operatori sono dovuti andare a mangiare in un’altra stanza perchè non c’era posto nella sala.

Queste sono note sparse, in cui cerco di non fare il nome di nessuno e di ricordare quanto vissuto a Giano. Con la speranza che possano essere utili più avanti.

Gabriele

commenti
  1. sociocinema scrive:

    WoW! G. scrive dal futuro!!
    Join sociocinema: we have time traveling

  2. L'obliteratrice di Lilas scrive:

    Fuck the Telos!!

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